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Parlaequosolidale - Le ultime notizie dal mondo equosolidale v

Archivio: dicembre 2009


18
dic 09

E’ nato il reality responsabile!

Posted by Commercio Alternativo
Categoria: Accade nel ComES




Grazie all’impegno di diverse realtà della società civile italiana e di ONG attive sul territorio africano, nasce SAMBIIGA - ALTRO FRATELLO un progetto che, attraverso la comunicazione integrata di internet, radio e video, vuole sensibilizzare e portare a conoscenza di una vasta audience la realtà africana del Burkina Faso.

15 partecipanti, 3 settimane di viaggio dal 24 Dicembre fino al 12 Gennaio 2010: persone comuni, di diversa estrazione sociale, età e lavoro prenderanno parte a questa esperienza in terra d’Africa attraverso usi, costumi, paesaggi e riflessioni, per un turismo inteso come viaggio responsabile di ampliamento del sapere.
Un viaggio che attraverserà il Burkina Faso ma che sarà anche un viaggio dentro i protagonisti stessi, che dovranno uscire da sé, dalle proprie abitudini, dai propri pregiudizi: mettendosi a nudo.

Gli strumenti per seguire il progetto:

- Il documentario del viaggio che verrà realizzato ibridando uno stile descrittivo classico con gli elementi linguistici del reality show.

- Il blog che sarà la voce del progetto e lo renderà un work in progress con tutti gli utenti della rete.

- I collegamenti radio che permetteranno di creare un vero e proprio ponte culturale tra Italia e Burkina Faso. Attraverso Afriradio ci sarà un contatto quasi quotidiano con gli aggiornamenti sull’andamento del viaggio. Sono anche previsti collegamenti con Radio2 RAI e Lifegate durante i quali si entrerà più in profondità nelle tematiche che un viaggio e un progetto del genere inevitabilmente si porta con sé.


“Sambiiga” è un’espressione della lingua moorè del Burkina Faso che significa “fratello”, non tanto però come fratello di sangue, della stessa famiglia, quanto piuttosto come “Fratello” in senso più ampio, con riferimento alla fraternità umana universale.
In questo senso traduce perfettamente lo spirito del progetto “L’altrofratello”, che si fonda proprio su questa visione dell’umanità intesa come una grande famiglia, che va al di là di ogni frontiera fra gli uomini.
Ognuno di noi è “sambiiga”… con tutti i fratelli del pianeta.

Gli Obbiettivi:

Rivelare gli aspetti meno noti di uno dei paesi più poveri al mondo, spingere ad una riflessione su quell’Africa normalmente invisibile nei mass-media, interrogarsi sul senso del viaggio come opportunità di incontro fra culture diverse sono alcuni dei principi ispiratori di questo ambizioso e innovativo progetto.
Il relativismo culturale, la condivisione, lo scambio, la fluidità, l’informalità, la sana curiosità e il reciproco rispetto saranno le lenti che questi “turisti” potranno utilizzare per interrogarsi sul senso profondo degli squilibri economici e sulle cause della povertà, più da un punto di vista intimo, esistenziale, che sociologico ed economico.
Ogni membro del gruppo in questo senso farà un percorso, sia fisico che interiore, che lo porterà a conoscere il Burkina Faso e le sue genti, a confrontarsi con esse e ad affrontare i possibili cambiamenti personali che ne deriveranno.

Sambiiga intende mostrare attraverso un linguaggio filmico giovane e divertente, anche certi aspetti di grande importanza sociale e culturale, che difficilmente trovano spazio nei mass-media.

Le Tappe del Viaggio:

→ gli scavi archeologici di Oursì Hu-Beero, considerati oggi fra i più importanti di tutta l’Africa, per avvicinarsi ai temi dello schiavismo e della colonizzazione in una prospettiva di memoria storica;

→ il cotone, di cui il Burkina è uno dei primi produttori mondiali e che si presta ad una riflessione semplice e chiara sull’ambiente (monocolture, ogm…) e sulla globalizzazione (esportazione, debito estero, commercio internazionale…), attraverso l’incontro con i produttori;

→ i progetti di sviluppo di Mani Tese che i viaggiatori scopriranno, incontrando la popolazione dei villaggi che li gestisce e ne beneficia, per comprendere la modalità di intervento che li anima, volta all’autonomia delle popolazioni coinvolte;

→ i produttori del commercio equo e solidale, in partnership con Commercio Alternativo, per meglio capire la filosofia del commercio equo e solidale attraverso le parole dei suoi attori;

→ il Centro inter-religioso e interculturale DUDAL JAM (in lingua peul “Scuola di Pace”) che sta sorgendo a Dorì per opera del vescovo e dell’imam locali, sostenuto anche dal Cem Mondialià; un bell’esempio di convivenza possibile delle diversità, dopo tanti esempi negativi che sono stati trasmessi in questi anni;

→ l’incontro con i dignitari touareg a Gandefabou, al confine con il Mali, per riflettere insieme sui problemi dei nomadi del Sahel, sulla siccità e sui cambiamenti climatici;

→ la collina sacra di Pitogdò, a Tangaye, che racchiude in sé la storia della colonizzazione, la spiritualità animista, la resistenza della popolazione ai colonizzatori;

→ le miniere d’oro di Essakane, impressionanti, che si prestano a una riflessione forte sul lavoro minorile e sui diritti umani in generale.

Seguite qui gli sviluppi del progetto: www.altrofratello.it
Info: andrea@altrofratello.it - daniel@altrofratello.it - michele@altrofratello.it



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15
dic 09

La Campagna “CLANDESTINO” va avanti.

Posted by Commercio Alternativo
Categoria: Campagne

Riprendiamo l’articolo di Pierluigi Sullo.
Data di apparizione: 29 Maggio 2008
Luogo di apparizione: “CARTA”


“I simboli sono importanti, eccome. Quando se ne parla, mi torna sempre in mente una scritta scolorita dal tempo ma ancora leggibile che vidi sul muro di cinta di una antica villa della Val d’Orcia, in Toscana. Era tracciata con vernice rossa e pennello e diceva “Viva Mao”. Al di là di quel che, con senno di poi, si può dire della Rivoluzione culturale ecc., quel che fu per me quasi commovente era il fatto che fino in quell’angolo del paese, tra cipressi e crete rosse, un ragazzo, evidentemente sessantottino, aveva creduto giusto, utile, far sapere quale fosse il simbolo, il nome di Mao Tse-tung, che voleva scagliare contro l’ordine costituito. Evento microscopico, ma a ben pensarci non molto diverso dalla radio con cui Peppino Impastato, assassinato quarant’anni fa, pensò di combattere la mafia. Oggi ci si attarda a “raccogliere le bandiere” e a tutelare le falci e i martelli, ma la verità è che di simboli efficaci non ne abbiamo gran che, noi – parola molto complicata e più vasta di quanto appaia – che ci sentiamo sulle spine se un campo rom viene incendiato, ci irritiamo se un manipolo di “forzanovisti” (così li chiama il loro duce, debitamente intervistato dalla tv) prende a mazzate un gruppo di studenti, ci allarmiamo se attorno alla questione dei rifiuti napoletani si costruisce un apparato legislativo degno, scrive Stefano Rodotà sulla Repubblica, di una “democrazia autoritaria” (Marco Revelli dice “dispotica”), ci sentiamo impotenti se un milione circa di persone, dette “clandestini”, viene indicato come la selvaggina nella caccia alla “sicurezza”.
E dunque, siccome il nostro mestiere è quello di comunicare, e anche di fabbricare simboli se ne siamo capaci, noi di Carta abbiamo pensato di proporne uno. Non sappiamo se funzionerà, se abbiamo la capacità e la forza di diffondere a sufficienza l’idea, ma chissà. Il ragionamento è questo: dobbiamo trovare una parola-simbolo che unifichi i comitati (proibiti per legge) di cittadini contro le discariche (ma domani toccherà a quelli contro o la base di Vicenza o il Ponte sullo Stretto); i migranti la cui stessa vita viene negata; i rom, che sono l’ultimo gradino della scala; i lavoratori in nero, molti dei quali stranieri sans papier, ecc. Insomma, dire: guardate che, fatte le debite differenze, alla fine è con tutti voi che i Maroni e i Berlusconi se la stanno prendendo. E qual è la parola che può simboleggiare tutto questo? Forse “clandestino”, ci siamo detti: nella storia molte di queste parole spregiative, cariche di negatività, sono state impugnate da chi le subiva e sfacciatamente esibite. E come auto-denunciare la propria condizione di “clandestino”? Con un mezzo di comunicazione classico: una maglietta.
Detto e fatto, ecco la maglietta che semplicemente dichiara “Clandestino”, con un tocco in più nel fatto che la “o” finale è sostituita da una impronta digitale.”

A poco più di un anno e mezzo di distanza queste parole risuonano, ancora, con tutta la loro forza.
I principi che le hanno ispirate sono tuttora vividamente evidenti agli occhi di chiunque voglia guardare il mondo da una determinata prospettiva… anche la situazione politico-sociale contingente non sembra certo rivolta verso lo scioglimento di quelle tensioni e conflitti dai quali questa campagna ha tratto, e trae, la sua ragion d’essere ed il suo consenso.

Siamo per questo felici di essere entrati a far parte di tale movimento, di esserci vestiti con questo “simbolo” affiancando CARTA nella realizzazione del progetto della Felpa “CLANDESTINO”, che già ad Ottobre vi abbiamo presentato.
Una calda, morbida felpa in cotone biologioco da Craft Aid - Mauritius che, all'occorrenza, si trova perfettamente a proprio agio durante manifestazioni, cortei o anche, semplicemente, per testimoniare giornalmente il proprio impegno a favore di un'iniziativa che è, per noi, un grande esempio di civiltà, intelligenza e serena umanità.

Ma il nostro contributo non si limita alla realizzazione delle felpe EQUOSOLIDALI CLANDESTINO ma vi proponiamo tuttoi il "kit Clandestino" come le classiche t-shirt, le agende del 2010, per vivere un anno da veri CLANDESTINI, le bandiere e le spillette: essenziali in ogni manifestazione!

In una parola: siamo felici di esserci auto-denunciati come CLANDESTINI.


Per maggiori informazioni, per aderire rimanete collegati sul sito di CARTA e sul sito dedicato CLANDESTINO: uno spazio per raccontare la vita dei migranti e dei movimenti sociali antirazzisti attraverso notizie, articoli, reportage, inchieste sociali, autocensimenti, fotografie e link. Un modo per diffondere pensiero critico su cittadinanza, diritti, intercultura.

Scaricate qui il listino dei prodotti “CLANDESTINO”.

Scegliete l’integrazione, l'apertura e la civile convivenza.

Dichiaratevi CLANDESTINI: movimenti cittadini, associazioni, cooperative sociali, gruppi d’acquisto solidale, botteghe del commercio equo, singole persone.

Per indossare un chiaro messaggio che …attivi le idee di ognuno!




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